sabato, Ottobre 1, 2022
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Inchiesta sulla spesa sociale nel mondo 5: L’Egitto

È difficile restituire l’immagine d’insieme di quello che, dopo aver analizzato i dati, risulta un paese estremamente ricco di controversie su tutti i livelli. Classificato generalmente come un paese a reddito medio, l’Egitto è tra gli stati più ricchi e più popolosi del Nord Africa, con oltre 100 milioni di abitanti nel 2022. Oltre che nel settore del turismo, pilastro dell’economia del Paese che impiega il 9,5% della forza lavoro totale, la ricchezza egiziana si concentra prevalentemente nel sottosuolo, dove abbondano risorse energetiche primarie come gas e petrolio. Nonostante questo, il tasso di povertà nel Paese è critico, con un egiziano su tre al di sotto della linea di povertà nazionale.

Il 27,5% della popolazione è in condizioni di povertà relativa e vive con meno dell’equivalente statunitense di 3,30 dollari al giorno, cioè circa 62 sterline egiziane o LE. Un dato, quest’ultimo, che non rappresenta appieno la realtà egiziana, dove invece la povertà appare come un fenomeno molto più diffuso se si estendono i criteri della valutazione. Se consideriamo quella fascia di popolazione che a livello internazionale viene considerata come la fascia di reddito povera medio-alta, che coinvolge le persone che hanno a disposizione 5,50 dollari al giorno, la povertà assume proporzioni molto più vaste, arrivando a includere altre 60 milioni di persone circa, la maggior parte lavoratori informali, spesso anche altamente qualificati, ma che non godono di assicurazione sociale e lavorano in condizioni di precariato, i cosiddetti “wage workers”, lavoratori salariati. L’indice di disoccupazione infatti, pur tenendosi allo al 7,5%, indica che più dell’80% della forza lavoro del paese è attiva a livello lavorativo al di là delle condizioni di lavoro imposte.

Per riuscire a costruire un quadro che rispecchi le condizioni in cui versa lo Stato si pensi che la chiave di volta della rete di protezione sociale in Egitto è un sussidio interamente a carico dello Stato, distribuito in alimenti tramite il sistema delle Ration Cards, l’equivalente, a grandi linee, di una tessera annonaria, e sono attualmente quasi 80 milioni gli individui che ne beneficiano.
Il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha annunciato, verso la fine del dicembre 2021, un importante ridimensionamento di questo sistema. Il contributo al momento consente di ottenere 4 kg di zucchero, fino a due litri di olio da cucina e 1 kg di riso, più la possibilità di spendere in altri beni tra quelli stabiliti, come farina, formaggio o detergenti, il resto del piccolo importo mensile assegnato sulla carta, 50 sterline egiziane, fino a un massimo di 100 a famiglia, l’equivalente di 3,1 USD a persona.

by Adam Jones, Ph.D. – Global Photo Archive

Secondo il governo tra le cause dello scarso sviluppo economico tra la popolazione c’è l’abitudine di appoggiarsi interamente ai sussidi statali per sopravvivere, e si è provveduto a ridefinire i criteri per accedervi consentendo a un massimo di due persone per nucleo familiare di beneficiarne, con lo scopo di “responsabilizzare” i giovani sposi e spingerli a fare meno figli per combattere l’aumento demografico esponenziale. Prima la misura poteva invece arrivare a coinvolgere fino a quattro membri della famiglia. Al momento non saranno inoltre consentiti nuovi accessi al sussidio. Questo fattore è preoccupante considerando come non sono previsti in Egitto aiuti statali per gli individui, che vengono considerati figli a carico della famiglia fino al momento del matrimonio.

Se una delle prime cause di povertà è data proprio dall’insicurezza alimentare, appare un controsenso e un grave rischio per la sicurezza sociale, in un paese come l’Egitto, privare le persone di questo sussidio, la cui efficacia risultava di per sé già limitata come emerge da uno studio della Professoressa di Statistica alla facoltà di Economia e Scienze Politiche della Cairo University, Dina M. Armonious, inserito dalle Nazioni Unite nel rapporto “Accelerare le azioni globali per un mondo senza povertà: le esperienze dell’Egitto”, in merito al conseguimento degli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile.

C’è da dire anche che questo sistema è stato ampiamente criticato su più fronti, come il fatto che sono inserite tra i beneficiari famiglie non considerate povere, mentre una larga fetta dei beneficiari, il 40% delle famiglie è in difficoltà nel soddisfare il fabbisogno giornaliero di cibo nonostante il sussidio. Una critica che si ripropone anche per il sistema di prelievo fiscale, nettamente sbilanciato in favore della classe più abbiente sebbene la fascia di popolazione più povera ne sia esentata, come emerge da uno studio dell’Arab NGO Network for Development su tasse e ingiustizia sociale.

by Chaoyue Pan

In un’altra relazione dello stesso istituto, condotta dal Professore di Scienze Politiche per il National Centre for Sociological Research, Howaida Roman, viene evidenziata la carenza dei programmi di incentivo al lavoro che spesso offrono condizioni di lavoro non sostenibili e una copertura assicurativa limitata, oltre alla più generica constatazione che: “i numerosi programmi di protezione sociale dell’Egitto soffrono di frammentazione e assenza di una visione comune indipendentemente dalla base contributiva.

Nel 2014 l’Egitto era tra i primi otto, e oggi l’1% più ricco possedeva oltre metà della ricchezza nazionale, dati che emergono dall’Egyptian Institute for Studies, da uno studio pubblicato nell’ agosto 2021 sulla distribuzione della ricchezza e sulla diseguaglianza che denuncia come l’indice Gini, strumento globale usato per misurare questi valori, non rispecchi la realtà materiale delle stime proposte per i più poveri.

Altri programmi di sussidi diretti, erogati allo scopo di ridurre l’incidenza della povertà del Paese, sono garantiti sotto forma di trasferimento monetario, come i sussidi Takaful (Solidarietà) e Karama (Dignità). Il primo è un incentivo di 450 sterline egiziane, circa 23 dollari per famiglia, più 60 sterline egiziane, un totale di 3,19 dollari per ogni bambino inserito nella scuola primaria. A questi si aggiungono 80 sterline egiziane per un bambino nella scuola preparatoria e altre 100 sterline per un bambino al liceo (rispettivamente 4,25 e 5,30 dollari) per famiglie povere con figli a carico: la condizione richiesta è che ai minori venga garantita un’istruzione adeguata.

Karama è invece un contributo pensato per sostenere l’inclusione sociale, dedicato agli anziani e alle persone con bisogni speciali, come persone con gravi disabilità, vedove o donne divorziate, e garantisce 450 sterline a chi lo richiede. Misure che risultano comunque limitate e che coinvolgono complessivamente appena 2 milioni di famiglie, 15 milioni di persone in tutto, meno della metà dei poveri del paese. Inoltre anche in questo caso veniva messo in evidenza già nel 2018 come vi sia un 8,7% di beneficiari che possono considerarsi non poveri. Questo avviene nonostante lo Stato investa fino all’1,4% del Pil nella previdenza sociale.

L’Egitto, specialmente nel secolo scorso, diversamente da molti altri paesi, aveva attribuito molta importanza alla rete di protezione sociale e all’offerta di servizi pubblici garantiti ai suoi cittadini, come la sanità, che nel 2018 ha coperto 55,6 milioni di cittadini, nonché alla portata e all’estensione della platea di persone raggiunte per esempio dal sussidio alimentare, trasmettendo, anche al di là delle contraddizioni politiche che pervadono il paese rispetto all’impossibilità di esercitare un vero potere democratico, l’idea, troppo spesso sottovalutata, che la sopravvivenza è un diritto di tutti.

Ma oltre ai problemi relativi alla cattiva distribuzione delle risorse, com’è possibile che uno stato che investe una fetta così ampia dei suoi ricavi versi nelle condizioni descritte sopra?

Il debito pubblico dell’Egitto a gennaio 2022 gravava sul 91,6% del Pil, e il paese è anche tra i principali creditori del Fondo Monetario Internazionale, da cui ha ricevuto prestiti a più riprese dal 2016, quando ha deciso di richiedergli aiuti economici per 12 miliardi circa, per un totale di 20 miliardi.
L’inflazione è un altro dei problemi principali dello Stato, al momento è al 7,5% ma ha raggiunto picchi del 13% ad aprile 2022. L’economia del Paese è uscita pesantemente colpita dalla pandemia prima, e dal conflitto bellico in corso in Ucraina, che ha visto un’impennata nei prezzi del petrolio, di cui l’Egitto è esportatore, schizzati a 139 dollari a barile nel marzo 2022. Questo sta causando problemi in più settori dato che il petrolio ha un’incidenza diretta sull’economia egiziana, i carburanti sono ancora un bene sovvenzionato i cui prezzi sono decisi dal governo. Nel 2021 il Paese ha importato 127mila barili di greggio al giorno contro i 98 mila importati quotidianamente.
Allo stesso tempo il Paese ha svalutato il cambio della sua moneta del 16% e alzato i tassi di interesse per cercare di mantenere stabili i prezzi attuali, già alti a causa dell’inflazione.

Il 23 marzo 2022 il governo di Al-Sisi ha chiesto ufficialmente al Fondo mondiale un ulteriore prestito in vista della ricaduta economica causata dal conflitto tra Russia e Ucraina. L’Egitto infatti è il primo importatore di grano al mondo da questi due Paesi, circa l’80%. Questo indebitamento può consentire di gestire i problemi a breve termine, ma già si rivela dannoso nel lungo periodo, ed è proprio a causa dei debiti e delle condizioni poste dall’ Fmi che si sta provvedendo a ridimensionare i sussidi, per cui nel corso del 2022 si prevede un preoccupante aumento della spesa di 760 milioni di dollari americani, secondo i dati pubblicati dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale nell’aprile 2022.

Solo una riforma fiscale appropriata, attuata usando il ricavato delle imposte applicate ai più ricchi per la spesa pubblica, potrebbe comportare un miglioramento concreto delle possibilità per i più poveri, oltre a un controllo più rigido sugli sprechi amministrativi, derivati dagli investimenti nel settore privato che non generano un reale benessere per la popolazione ma per gli investitori e le classi più agiate e che l’ Fmi al contrario auspica, consigliando una strategia per cui per generare ricchezza si dovrebbe svalutare la moneta per consentire al capitale estero di affluire nelle casse dello Stato.

by John Englart (Takver)
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