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La povertà in Iran aggravata dal rischio di guerra

Nell’ombra di un crescente rischio di conflitto, il timore di un’escalation delle tensioni tra Iran e Israele agita profondamente la società iraniana, preoccupata per le possibili ripercussioni economiche e sociali. Un’eventuale guerra tra i due paesi, infatti, potrebbe aggravare le già critiche condizioni economiche dell’Iran.

Recenti attacchi, tra cui il bombardamento del consolato iraniano a Damasco da parte di Israele, che ha visto la morte di tre generali della Guardia Rivoluzionaria, e la risposta dell’Iran con un significativo attacco missilistico, hanno sollevato la tensione nella regione.

Nonostante l’apparente limitato danno materiale, l’escalation ha riacceso i timori di una guerra aperta, amplificando le preoccupazioni per le conseguenze economiche dirette che un tale conflitto porterebbe.

L’economia iraniana, già provata da un’inflazione del 40% e dal deprezzamento della valuta nazionale rispetto al dollaro, risente delle sanzioni reimposte dagli Stati Uniti nel 2018 dopo il ritiro dal patto nucleare.

Questo ha ridotto ulteriormente il potere d’acquisto della classe media iraniana, in un contesto dove anche persone apparentemente benestanti si trovano a chiedere aiuto per acquistare beni di prima necessità.

La pressione internazionale si intensifica anche sul fronte delle libertà civili, con il governo iraniano che ha già mostrato una tendenza all’aumento della repressione in risposta a questi eventi.

Ci sono state denunce contro giornalisti e mezzi di informazione per la loro copertura degli attacchi, un segnale di come in tempi di crisi il governo possa reprimere ancora più duramente eventuali voci critiche.

L’attenzione internazionale si concentra anche sul trattamento delle donne, con segnalazioni di azioni repressive, come quelle della Polizia Morale contro le donne che non indossano il velo, che vengono trascinate per le strade.

“SARAYE EHSAN32” by Kavei is licensed under CC BY-SA 4.0.

Nel contesto di queste tensioni, molti cittadini iraniani sperano vivamente di evitare la guerra, temendo le sue conseguenze distruttive. Tra questi, figure di spicco come attivisti per i diritti umani hanno espresso apertamente la loro opposizione al conflitto, sottolineando l’inefficacia della politica iraniana nel sostenere cause come quella palestinese, confrontandola con azioni più concrete di altri paesi come il Sudafrica.

Prima delle rinnovate tensioni e delle sanzioni economiche internazionali che hanno intensificato gli ostacoli economici dell’Iran, il paese già affrontava significative sfide economiche. La povertà in Iran è stata aggravata da vari fattori, inclusi alti tassi di disoccupazione, inflazione e una valuta nazionale debole.

L’istituto di statistica iraniano ha segnalato che, negli anni passati, circa il 40% della popolazione si trovava sotto la linea di povertà, con variazioni significative tra aree urbane e rurali.

Le sanzioni internazionali hanno avuto un impatto diretto sull’economia, limitando l’esportazione di petrolio e restringendo l’accesso del paese ai mercati finanziari globali, il che ha portato a una riduzione delle entrate governative e a un aumento della pressione sui servizi pubblici e sulle spese sociali.

La classe media iraniana, una volta considerata il pilastro della stabilità economica e sociale del paese, ha subito un duro colpo, con molti che hanno visto erodersi il loro potere d’acquisto a causa dell’inflazione galoppante, che secondo alcune stime ha raggiunto tassi annui ben oltre il 30%.

Questo ha portato a un aumento della povertà visibile, con una crescente percentuale della popolazione che lotta per soddisfare le necessità di base come cibo, alloggio e assistenza sanitaria.

Questi problemi economici si intrecciano con le questioni di libertà civili e diritti umani, rendendo la situazione in Iran complessa e poliedrica, con impatti profondi sulla vita quotidiana dei suoi cittadini.

“SARAYE EHSAN7” by Kavei is licensed under CC BY-SA 4.0.
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