sabato, Ottobre 1, 2022
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La strage di Acca Larenzia

Il 7 gennaio del 1978 ebbe inizio la strage di Acca Larenzia con l’omicidio di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, militanti del Fronte della Gioventù. La terza vittima di quella strage, all’indomani, nello stesso luogo, durante una manifestazione di protesta dei giovani missini per i due omicidi, fu Stefano Recchioni, colpito da un proiettile sparato dalle forze dell’ordine durante gli scontri. C’è anche una quarta vittima, indiretta, della strage, il padre di Francesco Ciavatta, che alcuni mesi dopo si uccise ingerendo acido muriatico. Inoltre il 10 gennaio 1979, durante la prima commemorazione della strage, un agente di polizia in borghese, individuato, uccise il giovane Alberto Giaquinto.
43 anni dopo nessuno ha pagato per la strage, nonostante su quasi tutti gli altri delitti dell’epoca oggi siamo in grado di indicare responsabilità politiche e individuali. C’è però un elemento fondamentale per parlare di Acca Larenzia ed è costituito dall’arma utilizzata per gli omicidi del 7 gennaio, una Skorpion appartenuta in precedenza al cantante Jimmy Fontana che venne rinvenuta nel 1988 in un covo delle Brigate Rosse e che dalla perizia balistica risultò essere stata usata, oltre che per gli omicidi di Acca Larenzia, per gli omicidi dell’economista Ezio Tarantelli nel 1985, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti nel 1986 e del senatore democristiano Roberto Ruffilli nel 1988. In questo video ho ricostruito la vicenda e intervistato l’avvocato e ricercatore Valerio Cutonilli, che alla vicenda ha dedicato un libro “Chi sparò ad Acca Larenzia”.

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