venerdì, Febbraio 3, 2023
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Lavoro nero: 328 persone nel veronese, 40 a Rimini, 259 a Prato. A Vigevano operai cinesi ridotti in schiavitù

La lotta al lavoro nero in Italia assomiglia al tentativo di svuotare il mare con un cucchiaino: per ogni irregolarità scoperta altre cento si presentano dinanzi agli occhi di chi osserva questo fenomeno odioso. Ma andiamo con ordine e fermiamoci soltanto alle ultime ore.

A Verona, durante il periodo della vendemmia, sono state identificati nel territorio della Valpolicella e dell’est veronese, 13 lavoratori impiegati completamente “in nero” e 3 lavoratori irregolari. L’attività della Guardia di Finanza si è intensificata proprio in relazione al periodo che vede nelle campagne il proliferare di attività legata alla vendemmia.

Sempre nel veronese 255 controlli nei settori della ristorazione, tra estetisti e parrucchieri), nei locali notturni e nel settore delle costruzioni hanno accertato la presenza di 328 persone impiegate in nero. Tra queste 183 erano lavoratori completamente non dichiarati, 145 gli irregolari. Sanzioni nei confronti di 106 datori di lavoro, 4 dei quali denunciati per l’impiego di 30 lavoratori vittime di caporalato e 5 deferiti per violazione delle norme sull’immigrazione poiché impiegavano cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno.

A Rimini 40 lavoratori in nero sono stati scoperti nel settore della ristorazione e ricezione turistica. L’operazione della GdF ha portato a sanzioni per 20 datori di lavoro per multe fino ad un massimo di 140 mila euro e segnalazione all’Ispettorato Territoriale del Lavoro per la sospensione.

Sempre nel mirino Prato, dove nell’intera area provinciale lungo tutto il 2022 sono stati individuati 100 lavoratori in nero, 159 irregolari e segnalati 26 imprenditori. Erano impiegati in prevalenza nel settore manifatturiero e in quelli della ristorazione, del commercio al dettaglio e dei servizi alla persona. 26 imprenditori sono stati segnalati all’Inps e all’Ispettorato del Lavoro per irregolarità contributive e previdenziali e violazioni in materia di sicurezza. Tre degli imprenditori sono stati inoltre denunciati per sfruttamento del lavoro per aver violato le norme contrattuali avvalendosi di manodopera sistematicamente sottopagata e sottoposta al ricatto del licenziamento senza tutele.

Infine Vigevano, dove in un opificio decine di persone di origine cinese lavoravano per compensi irrisori, con turni di 15 ore, 7 giorni su 7. Al termine di un’indagine che si è avvalsa di telecamere nascoste sono stati arrestati tre sfruttatori per intermediazione illecita e sfruttamento di manodopera. In alcuni casi i lavoratori vivevano in fabbrica, con condizioni igienico-sanitarie incivili e senza nemmeno letti adeguati.

In quest’ultimo caso sono coinvolte tre ditte individuali, dove l’utilizzo di prestanome serviva a nascondere i veri amministratori e proprietari, che alla fine delle indagini sono stati comunque arrestati. Le ditte cambiavano spesso nome e titolari, ragione sociale e partita Iva, allo scopo di rendere impossibile le indagini.

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