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L’inaspettato ottimismo del Fondo Monetario Internazionale

Negli ultimi quattro anni, l’economia mondiale ha dovuto affrontare sfide senza precedenti, tra cui una pandemia globale, un’escalation dell’inflazione a livelli record, conflitti prolungati e un innalzamento dei tassi di interesse. Queste circostanze hanno alimentato il timore di una recessione globale estremamente severa. Tuttavia, le recenti stime relative alla fine dello scorso gennaio indicano che l’economia globale ha superato tali ostacoli, evitando gli scenari di ulteriore crisi più temuti.

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), si osserva una resistenza economica notevole, in linea con le speranze dei governi di navigare con successo attraverso una serie di crisi concatenate. Le ultime previsioni del FMI indicano una crescita economica globale del 3,1% per quest’anno, mantenendo lo stesso ritmo del 2023 e segnando un miglioramento rispetto alla previsione precedente del 2,9%. L’ombra di una recessione globale sembra allontanarsi, con un’inflazione che sta rallentando più velocemente di quanto gli esperti avessero previsto, portando alla prospettiva che le banche centrali, inclusa la Federal Reserve, possano iniziare a ridurre i tassi di interesse nei mesi a venire.

Secondo Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del FMI, “L’economia globale ha dimostrato una resilienza eccezionale, e ci avviciniamo alla fase finale del nostro percorso verso un atterraggio morbido”.

I responsabili delle politiche economiche, preoccupati di dover limitare la crescita economica per controllare l’inflazione, sono riusciti a mitigarla senza precipitare il mondo in una recessione. Il FMI prevede che l’inflazione globale diminuirà al 5,8% quest’anno e ulteriormente al 4,4% nel 2025, rispetto al 6,8% del 2023. Si stima che l’80% delle economie a livello mondiale registrerà un’inflazione annuale inferiore quest’anno.

Questo miglioramento delle prospettive è in gran parte attribuibile alla solida economia degli Stati Uniti, che ha registrato una crescita del 3,1% l’anno scorso, nonostante la serie di rialzi dei tassi da parte della Fed che hanno portato i costi di finanziamento ai massimi degli ultimi 22 anni. La spesa dei consumatori in America è rimasta forte e le imprese hanno continuato ad investire. Ora, l’FMI prevede che l’economia americana crescerà del 2,1% quest’anno, un miglioramento rispetto alla previsione precedente dell’1,5%.

Anche l’economia cinese ha superato le aspettative, con una crescita prevista del 4,6% quest’anno. Nonostante le difficoltà nel settore immobiliare, l’intervento fiscale significativo del governo cinese ha evitato un rallentamento economico. Altre grandi economie, come l’India e il Brasile, stanno mostrando performance migliori del previsto. Sorprendentemente, nonostante le sanzioni occidentali e le restrizioni alle esportazioni a seguito dell’invasione dell’Ucraina, l’economia russa è prevista in crescita del 2,6% quest’anno.

Tuttavia, alcune delle principali economie mondiali continuano a mostrare segni di rallentamento. In particolare, l’Eurozona ha affrontato sfide significative, con un’economia che ha mostrato una crescita quasi nulla negli ultimi tre mesi del 2023.

Il FMI ha evidenziato che la crescita moderata in Europa è il risultato del calo della fiducia dei consumatori, degli effetti persistenti degli alti costi energetici e della debolezza nel settore manifatturiero e negli investimenti aziendali sensibili ai tassi di interesse.

Ulteriori rischi per l’economia globale includono le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente. La situazione a Gaza e gli attacchi a navi da parte dei ribelli Houthi nel Mar Rosso destano preoccupazione per potenziali impatti sull'”inflazione di fondo”, che potrebbero costringere le banche centrali a mantenere tassi di interesse elevati più a lungo.

Il FMI ha espresso preoccupazione per le politiche industriali del presidente Biden, volte a sovvenzionare i settori dell’energia pulita e dei semiconduttori americani, che hanno portato a restrizioni commerciali reciproche, influenzando negativamente la produzione globale. Tuttavia, l’amministrazione Biden considera queste politiche un fattore chiave nella ripresa economica degli Stati Uniti.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
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