giovedì, Ottobre 6, 2022
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Windrush scandal: razzismo di Stato

Di quello che è stato definito lo scandalo Windrush si parla da diversi anni, ma è tornato alla ribalta in questi giorni a causa di un documento del Ministero dell’Interno che i funzionari del governo guidato da Boris Johnson hanno tentato in tutti i modi di occultare. Windrush era il nome della nave che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 portò migliaia di abitanti delle colonie britanniche dei Caraibi in Gran Bretagna, determinando un’immigrazione di massa. Ma l’ex impero mostrò e mostra ancora verso di loro il totale disprezzo dei più elementari diritti, a cominciare da quello di cittadinanza.

La Windrush generation, quella enorme massa di bambini dell’epoca, è ancora oggi priva della cittadinanza britannica, ma questo sarebbe ancora il meno, perchè nell’ex impero non esiste un’anagrafe ed è quindi impossibile per loro dimostrare di aver trascorso tutta la vita lavorando e pagando le tasse in Gran Bretagna. Risultato: tecnicamente sono immigrati illegali. La Brexit ha aggravato la loro situazione, avendo applicato con il governo di Boris Johnson la tolleranza zero verso gli immigrati. Un’intera generazione si vede negare da decenni i più elementari diritti, dal lavoro alle cure mediche, dopo aver contribuito enormemente allo sviluppo e alla potenza economica di Londra.

Il rapporto che Johnson e i suoi hanno tentato di nascondere sotto il tappeto, “The Historical Roots of the Windrush Scandal”, è molto chiaro in proposito: trenta anni di legislazione razzista sull’immigrazione sono stati progettati con il proposito consapevole di ridurre la popolazione non bianca del Regno Unito. Il documento è finito nelle mani del Guardian, che ne ha resi noti alcuni passaggi, in uno dei quali si legge: “L’Impero britannico è dipeso dall’ideologia razzista per funzionare. Nel periodo 1950-1981, ogni singolo atto legislativo sull’immigrazione o sulla cittadinanza è stato progettato almeno in parte per ridurre il numero di persone con la pelle nera o marrone a cui era permesso vivere e lavorare nel Regno Unito”.

Di conseguenza, si legge sempre nel rapporto “Le esperienze delle comunità nere britanniche del Ministero dell’Interno, della legge e della vita nel Regno Unito sono state fondamentalmente diverse da quelle delle comunità bianche. La principale legislazione sull’immigrazione nel 1962, 1968 e 1971 (nel 71 il governo era a guida laburista, ndr) è stata progettata per ridurre la percentuale di persone che vivono nel Regno Unito che non avevano la pelle bianca”. Parole pesantissime.

Va ricordato che il documento è stato commissionato dal Ministero dell’Interno per insegnare ai suoi 35 mila dipendenti la storia coloniale britannica, ma, dopo essere stato consegnato agli impiegati, a un anno dalla sua realizzazione non è stato pubblicato. Il Ministero ha risposto alle richieste che “La pubblicazione del documento potrebbe inibire le discussioni e la capacità dei ministri di ricevere consigli liberi e franchi”.

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