giovedì, Febbraio 29, 2024
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Mia nonna, l’alzheimer e i fascisti

di Riccardo Fiore

Erano i primi anni duemila. Io ero un giovanissimo studente ai primi anni del liceo quando mia nonna materna, già novantenne, fu colpita da demenza senile prima e da alzheimer dopo. Non ricordava nulla. Non ricordava più i nomi delle figlie, dei fratelli, delle sorelle e del marito morto vent’anni prima. Era viva nel fisico e nelle sue viscere ma la testa ormai era da tutt’altra parte. Io per lei ero diventato Corrado e non ero più Riccardo.

Nessuna testimonianza o nessun discorso la riportavano ai ricordi della sua memoria più vicina ma ricordo benissimo che appena le veniva nominato Mussolini le ritornava chiaramente e limpidamente in mente la sua “giornata particolare” a Roma con le sue giovani amiche della “Gioventù Fascista”.

Ricordava perfettamente quella giornata: la partenza da Lecce per arrivare a Roma, il caldo afoso nell’attesa di vedere il loro glorioso Benito affacciarsi a Piazza Venezia, il riparo sotto l’ombra degli oleandri e con dovizia di particolari ricordava benissimo il nome dell’amica del suo stesso paese che tra la confusione della giornata si era persa tra la folla.

Questa cosa mi ha fatto sempre riflettere molto. A casa mia il fascismo ci è stato sempre raccontato come qualcosa di sbagliato, di tremendo e ci è stato soprattutto detto di fare attenzione anche agli atteggiamenti fascisti che ancora continuano a vivere nel nostro quotidiano.

Quando da curioso innocente chiedevo spiegazioni sul periodo fascista di mia nonna mi sentivo rispondere da qualcuno (non da tutti) che gli italiani furono tutti fascisti nel ventennio per poi aggiungere che dopo il 25 aprile diventarono tutti antifascisti.

Questa però non è la nostra storia. Ho trovato sempre semplicistico e riduttivo dire che nel ventennio tutti erano fascisti. Il consenso che ebbe il fascismo è difficile da decifrare e non è giusto minimizzare dicendo che che gli italiani siano stati tutti fascisti.

Tanti lo furono e molti lo sono anche oggi. In un sud dimenticato da Dio o persino troppo vicino a Dio e che non vide mai un tedesco, un partigiano, un bombardamento o una rappresaglia i tanti diventarono fascisti e chinarono la testa per paura, per quieto vivere o meglio per mancanza di alternativa. E come facciamo e chi siamo noi per giudicarli oggi? Non si votava liberamente, i partiti politici erano gestiti dai pochi istruiti e soprattutto c’era la fame oltre che l’olio di ricino.

E’ anche vero però che in quel lembo di terra salentina “spaccata dal sole e dalla solitudine”, come veniva descritta da Quasimodo per un bellissimo documentario antropologico anni ’50 di Ernesto De Martino, per fortuna gli antifascisti ci furono.

Pati Luceri ha lavorato per molti anni ad un suo bellissimo libro Partigiani e Antifascisti di Terra D’Otranto e dalle sue approfondite ricerche ci ha dimostrato che gli antifascisti e i partigiani c’erano anche nel Salento. Come afferma l’autore: “I nostri antifascisti operarono al Nord Italia, nei Balcani e nel resto d’Europa.

La nostra Terra non è stata soltanto quella dei fascisti ma è stata anche quella dei tanti Baglivo Ugo di Alessano, fucilato alle Fosse Ardeatine, dei Caracciolo Emanuele, nato a Tripoli da genitori gallipolini, incarcerato a Regina Coeli e ammazzato con un colpo di pistola alla nuca, dei tanti martiri e combattenti, insigniti con le Medaglie d’Oro al Valore, dei tanti Giuseppe Sozzo di Surbo, prigioniero nei lager in Polonia e poi in Germania e dei tanti partigiani contadini, operai, professionisti e semplici cittadini che dissero no al fascismo”.

La conferma, per la mia coscienza salentina e soprattutto per la mia terra la ebbi anche pochi mesi fa quando chiacchierando di fronte ad un caffè con l’amico Maurizio Nocera nella sua bellissima casa/biblioteca, mi confermò che ormai l’elenco di partigiani e antifascisti salentini supera quota mille.

Purtroppo oggi il discorso è un altro ma non c’è neanche bisogno di farlo. Non c’è bisogno di ricordare che abbiamo un Presidente del Senato che ha i busti di Mussolini in casa, che è il più nostalgico dei nostalgici e che scambia le SS per bande musicali formate da pensionati. Non c’è bisogno di ricordare che abbiamo una Premier con il simbolo della Fiamma Tricolore e che incontra i partiti più estremi delle destre europee per parlare di temi e con termini che si usavano a Piazza Venezia nel ventennio.

Non c’è bisogno di ricordare che la stessa Premier parla di Fosse Ardeatine dichiarando che “335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani” senza mai nominare la parola antifascisti. Non c’è bisogno di ricordare che un ministro della Repubblica e anche cognato della Premier ci parla ancora oggi nel 2023 di “sostituzione etnica”.

Quindi è giusto dire che gli italiani sono stati tutti fascisti? All’epoca del fascismo no, ma oggi che mia nonna è sotto terra da quindici anni in giro e al governo di fascisti ce ne sono ancora tantissimi.

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