mercoledì, Settembre 28, 2022
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Una vittoria pericolosa

Vince il centrosinistra perchè se ciò che ruota intorno al Pd è sostanzialmente una cultura da ragionieri con un minimo di competenza amministrativa, ciò che ruota intorno a “quegli altri” è un’accozzaglia indistinta di fanfaroni incapaci persino di fare i conti e talvolta collusi, di sicuro in numero maggiore degli altri, con organizzazioni criminali. Negli enti locali è così, nelle città dove le persone camminano, prendono l’autobus e buttano i rifiuti che il sindaco sia un razzista anti europeista nella sua vita di partito o un allievo di Altiero Spinelli nei convegni internazionali è questione che conta molto meno rispetto alle elezioni politiche. Inoltre le amministrative riescono ancora a esprimere persone al di fuori delle muffe nelle stanze dei partiti, dove con tutto il rispetto, e l’affetto di noi romanisti naturalmente, per Damiano Tommasi a Verona, è quasi rivoluzionaria l’impresa di Nicola Fiorita a Catanzaro, perchè nasce in Calabria, perchè nasce cinque anni fa e non ieri: cinque anni di opposizione ferma senza mai cedere alle sirene dei notabili, portando avanti il suo progetto civico con le persone e non con i leader di partito. Chi amministra male perde, è giusto così ed è giusto anche quando perdono se hanno amministrato male quelli del centrosinistra.

Damiano Tommasi

Il problema che si presenta adesso a livello nazionale è proprio l’esultanza del centrosinistra. Intanto perchè il centrosinistra che vince nei comuni non è il centrosinistra che si presenterà alle elezioni nazionali. Cinque anni fa, sull’onda del successo di Pizzarotti a Parma per il secondo mandato, dopo che aveva mandato a quel paese e i cinque cosi con cui era diventato sindaco la prima volta, sembrava in cantiere una rete civica nazionale guidata proprio dall’ex sindaco del capoluogo emiliano. Una speranza più che una realtà. Pizzarotti ieri è stato determinante nel far eleggere un candidato di centrosinistra, ma sembra aver abbandonato le velleità, se mai le aveva avute, di dar vita a una cultura e un’alleanza politica civica di carattere nazionale. D’altronde le condizioni non ci sono, se pensiamo per esempio al voto di Roma dello scorso anno ci accorgiamo che le liste civiche non sono realtà politiche autonome ma satelliti del Pd. L’onesto civismo che funziona a livello locale, rafforzando la credibilità del Pd e dei partitini che gli ruotano intorno, è quindi un fattore che non farà parte del cosiddetto “campo largo” di cui vagheggia il segretario Enrico Letta. Ed è un peccato, perchè al momento, come si è visto in questa tornata di amministrative, è l’unico fattore che compensa il fortissimo astensionismo, restituendo un minimo di presenza ai cittadini nelle istituzioni.

L’unico soggetto politico a livello nazionale con cui il Pd poteva pensare di costituire una qualche alleanza, quando ancora poteva pensare di valere almeno un 10%, era M5s, avviato ora al cupio dissolvi e con i deputati scissionisti alla ricerca di un qualche collegio sicuro tra le braccia di Letta, visto che la lista Di Maio non esiste nella realtà del Paese. Ci può mettere dentro, forse, un Calenda, un Cesa, una Bonino, ma dal punto di vista elettorale è poca cosa. Si tratta di un blocco liberal democratico che da anni si avvolge intorno agli stessi problemi di compatibilità con un posizionamento nella politica economica, oltre che non molto diverso dalle ricette rigoriste che hanno imperversato in Europa negli ultimi venti anni, che non offre risposte efficaci alla povertà crescente e alla rivoluzione nel mondo del lavoro. Un vero “campo largo” che diventi attrattivo verso chi è schifato dalla politica e a votare non ci pensa proprio più, va costruito su contenuti aderenti alla realtà terribile che sta vivendo la popolazione non intorno a formulette politiciste che interessano al massimo l’1% degli italiani. Per questo motivo fa bene il Pd a esultare e a godersi questo risultato del campo largo amministrativo, che è stato un campo largo reale e aderente ai problemi dei cittadini, ma se ritenesse che basti definire campo largo un’alleanza con dei morituri della politica che poco hanno a che fare con i problemi della gente, andrà incontro a una sconfitta di ampie proporzioni alle elezioni politiche del 2023.

Nicola Fiorita
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