mercoledì, Settembre 28, 2022
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263 milioni di poveri in più da pandemia e guerra

La crisi generata dalla pandemia del covid prima, la guerra contro l’Ucraina dopo, il risultato è che quest’anno i due effetti combinati provocheranno l’aumento della povertà estrema per oltre 263 milioni di persone in più di quelle previsti dagli indici di lettura del fenomeno. Sale così a 827 milioni di persone colpite dalla fame, questo il numero di coloro che a causa dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari e della mancanza di politiche d’inclusione sopravvivono con meno di 1,90 dollari al giorno. Ce lo dice Oxfam nel suo rapporto “Dalla crisi alla catastrofe”, che sottolinea l’aumento delle disuguaglianze di reddito nel mondo. Il peggio però deve ancora venire, sostengono i ricercatori, perchè l’aumento globale dei prezzi dei generi alimentari da solo spingerà altri 65 milioni di persone verso la povertà estrema entro l’anno. Il totale dei nuovi poveri, 263 milioni di individui, è superiore alla popolazione di Regno Unito, Italia, Germania e Spagna messi insieme e il balzo rappresenta un’inversione di tendenza nelle statistiche sulla povertà globale senza precedenti storici. Africa orientale, Sahel, Yemen e Siria sono già al limite della carestia.

La questione è sempre la stessa, il costo del debito dei paesi poveri equivale al costo delle importazioni di cibo, problema a cui si aggiunge l’insostenibilità del livello di indebitamento che costringe molti Paesi a tagliare la spesa pubblica per ripagare i creditori e per le importazioni di cibo ed energia. La valutazione è che con i 43 miliardi di dollari spesi a causa del debito nel 2022 i Paesi poveri potrebbero invece coprire i costi delle loro importazioni alimentari, che nel marzo scorso hanno raggiunto il loro massimo storico dal 1990, da quando cioè i prezzi vengono monitorati dalla Fao. a livello mondiale hanno infatti raggiunto a marzo, secondo la FAO, il massimo storico da quando l’indice è stato istituito nel 1990. Di pari passo con l’aumento dell’impoverimento globale crescono a cifre record i profitti dei grandi produttori di petrolio e gas e lo stesso accade nel settore alimentare e delle bevande. Ne fa le spese la parte più povera della popolazione mondiale, colpita anche dall’aumento dell’inflazione che incide sulla sua capacità di spesa.

L’aumento dei prezzi dei generi alimentari incide per il 17% sulla spesa delle famiglie nelle economie avanzate, ma arriva al 40% nei paesi dell’Africa sub-sahariana. Per la maggior parte dei lavoratori in tutto il mondo, nel frattempo, i salari reali continuano a ristagnare o addirittura a scendere, mentre a livello occupazionale le più colpite restano le donne per l’impatto della pandemia: nel 2021 le donne occupate erano 13 milioni in meno rispetto al 2019, mentre l’occupazione maschile aveva recuperato i livelli del 2019. Sono ancora una volta i Paesi in via di sviluppo a pagare il conto più salato, dopo aver tra l’altro scontato la mancanza di un accesso equo ai vaccini.

Oxfam, che è confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, chiede ai governi di cancellare tutti i pagamenti per il servizio del debito per i Paesi in via di sviluppo nell’anno in corso. Si libererebbero in questo modo più di 30 miliardi di dollari solo nel 2022 per 33 paesi in difficoltà e già fortemente indebitati. A fianco di questa iniziativa Oxfam propone la creazione di un Fondo Globale sulla Protezione Sociale, che sostenga misure di supporto al reddito e l’erogazione dei servizi essenziali nei paesi più poveri e di tassare gli extra-profitti delle imprese che hanno beneficiato della crisi scaturita dalla pandemia. Secondo Oxfam un prelievo di questo tipo applicato alle 32 grandi multinazionali che più di altre hanno beneficiato dei profitti da covid sarebbe in grado fi generare 104 miliardi di dollari di risorse.

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