sabato, Ottobre 1, 2022
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Il salario minimo in Giappone

Anche il Giappone con l’aumento dei prezzi che strozzano le famiglie si pone il problema della crescita dei salari. Il governo sta discutendo un aumento del salario minimo medio, che prevede in quel Paese un apposito comitato del ministero del lavoro, che si riunisce ogni anno all’inizio dell’estate, proponendo un obiettivo approssimativo per gli aumenti salariali orari. Sulla base di tale cifra, i collegi in ogni prefettura prendono una decisione sulle modifiche al salario minimo locale, con le nuove tariffe implementate intorno a ottobre.

La discussione in corso riguarda la realizzazione di una media nazionale di 1000 yen come paga oraria minima (poco più di 7 euro), ma naturalmente deve tener conto di una serie di fattori, che vanno appunto dal livello salariali attuali e le richieste dei lavoratori da conciliare con quelle dei datori di lavoro. In media lo stipendio di un impiegato in Giappone è di 9.137.410 yen l’anno, circa 66 mila euro, quello di un operaio 5.710.629 yen, 41.379 euro.

Alla luce dell’aumento dell’inflazione, è probabile che la commissione proporrà almeno lo stesso livello di aumento dell’anno fiscale 2021, ma visti i forti aumenti degli ultimi anni che hanno gravato pesantemente sulle aziende, in particolare le piccole e medie imprese, un forte aumento salariale, dicono i padroni delle stesse, potrebbe danneggiare ulteriormente le aziende in difficoltà.

La situazione con la pandemia sembra migliorata rispetto all’anno scorso ma l’aumento dei prezzi bilancia la lieve ripresa. L’aumento di cui si parla per la paga oraria minima è intorno a 3%. Attualmente in Giappone vengono pagati 1013 yen l’ora per il salario minimo, 7,25 euro. Con un aumento del 3% richiesto dai sindacati, 28 yen, 0,21 euro, in linea per come è avvenuto negli ultimi quattro anni, si arriverebbe a 1041 yen per ora lavorativa.

Se da una parte anche i consumatori giapponesi soffrono la crescita dell’inflazione, le aziende hanno subito impennate dei prezzi per le importazioni delle materie prime, soffrendo la battaglia sui mercati valutari tra Yen e dollaro Usa. Si è scatenato quindi un dibattito tra il padronato, con alcuni imprenditori che ritengono l’aumento del salario minimo un aggravamento delle condizioni difficili attuali mentre altri ritengono che aumentare i salari minimi è importante per i lavoratori, che poi acquisteranno con più soldi le merci prodotte. Un sondaggio nel Paese mostra al 40% circa i sostenitori tra gli imprenditori dell’aumento della paga oraria minima

Il dibattito intorno all’aumento della retribuzione minima per stimolare la crescita salariale è diventato centrale negli ultimi sei anni in Giappone. L’idea è di stimolare i consumi tramite gli aumenti salariali, e molte aziende sembrano essersi convinte che questa sia la strada. Le resistenze però sono ancora tante. I proprietari di piccole aziende per esempio minacciano, in caso di aumenti del salario orario minimo, di tagliare le spese in conto capitale, un meccanismo che ridurrebbe le capacità d’investimento delle stesse aziende, essenziali per migliorare la produttività.
L’anno scorso, per la prima volta, imprenditori e sindacati non sono riusciti a trovare un accordo. Alcune aziende hanno quindi deciso di non pagare gli aumenti nei salari, anche perchè la multa che dovrebbero affrontare è di circa 3600 euro, assolutamente non incisiva per convincere il padronato.

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