giovedì, Ottobre 6, 2022
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Uk, l’estate del malcontento e l’autunno della rabbia sociale

L’hanno già definita “l’estate del malcontento”. Occupandoci di povertà abbiamo dedicato numerosi articoli alla crisi che sta vivendo il Regno Unito, una crisi di democrazia e credibilità delle istituzioni, dopo l’avvento e l’uscita di scena poco gloriosa di Boris Johnson, ma soprattutto una crisi economica che sta mettendo in ginocchio non soltanto i ceti già poveri ma ciò che resta del ceto medio.

La situazione in Uk, già resa precaria dalla gestione autoritaria ma confusa della Brexit, è precipitata dopo i rincari dell’energia e dei beni di prima necessità seguiti alla guerra in Ucraina. In tutto il Paese la sensazione di un’escalation verso la totale incertezza e il rischio di un collasso economico. Il servizio sanitario pubblico è in ginocchio e le persone devono aspettare ore per le ambulanze e, quando arrivano in ospedale, la gente deve aspettare giorni interi in barella prima di essere curata.

Le bollette energetiche saliranno a gennaio di circa 500 sterline, un quarto della paga media di un impiegato, ma al tempo stesso British Gas sta aumentando a dismisura i suoi profitti. I salari sono fermi e con l’inflazione galoppante questo significa tagli di stipendi reali molto importanti.

Come risposta alla crisi tutti i candidati alla leadership Tory per la successione a Johnson non sono stati in grado di elaborare altre proposte che reprimere i sindacati, l’unica forza sociale che in questo momento fronteggia i problemi economici delle persone, anche perchè i laburisti non sono in grado di offrire alternative, anzi, hanno licenziato poche settimane fa il ministro ombra dei trasporti ombra Sam Tarry, colpevole di essersi presentato a un picchetto di scioperanti per esprimere la sua solidarietà.

Le Union, i sindacati, sono dunque in questo momento l’unica alternativa di proposte alla deriva economica britannica e stanno caratterizzando l’estate con scioperi a pioggia. A dare inizio alla riscossa operaia ci ha pensato la Rmt, National Union of Rail, Maritime and Transport Workers, con scioperi iniziati a giugno, sia locali che nazionali, in corso anche adesso, e il lancio di uno sciopero totale di tre giorni tra il 18 e il 20 agosto prossimi che avrà grande impatto sui trasporti.

C’è poi lo sciopero dei lavoratori postali di Royal Mail, il primo da tredici anni a questa parte, previsto tra il 26 e il 31 agosto, per il mancato accordo sulla retribuzione. In arrivo anche gli scioperi degli insegnanti e degli infermieri. Ci sono poi scioperi locali che si riflettono sull’economia dell’intera nazione come quello di Felixstowe, nel Suffolk, il più grande porto per container del Regno Unito, causerà interruzioni alle catene di approvvigionamento in tutto il Paese. Scioperano anche gli avvocati con il conseguente rinvio di numerosi processi. Localmente troviamo anche scioperi di operatori ecologici e lavoratori di Dhl, azienda dei servizi di logistica.

Al centro di tutto però, anche per la sua stessa natura che va dai treni nazionali a quelli della metropolitana, troviamo il sindacato dei trasporti Rmt, che si pone in questo momento come vera e propria controparte sociale al governo, rappresentativa di un’idea sociale che si contrappone frontalmente ai conservatori al governo. Il suo leader Mick Lynchha ha già fatto sapere che se Liz Truss dovesse essere eletta per prendere il posto di Johnson e attuare le misure antisindacali che ha promesso, “ci sarà la più grande resistenza montata dall’intero movimento sindacale, rivaleggiando con lo sciopero generale del 1926, le suffragette e il cartismo”.

Dopo l’estate del malcontento si prospetta quindi l’autunno della rabbia sociale vera e propria. Il prossimo governo britannico è avvisato.

by Roger Blackwell
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