lunedì, Aprile 15, 2024
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Afghanistan, strage di bambini nel Nili. Due bimbe vendute per 3 mila dollari

“Siamo profondamente scioccati e rattristati dal terribile attacco avvenuto giovedì nel villaggio di Siwak Shibar distretto di Nili nella provincia di Daikundi in Afghanistan, che ha provocato la morte di quattro ragazzi di età compresa tra 1 e 14 anni”.

Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, rende noto un episodio di estrema violenza, purtroppo ordinaria quotidianità, avvenuto nell’Afghanistan ormai abbandonato a se stesso .

Iacomini a nome dell’Unicef, chiede che il Paese adempia “agli obblighi previsti dal diritto internazionale di proteggere i bambini in ogni momento perché ogni ragazzo e ragazza in Afghanistan deve poter vivere in pace e in un ambiente in cui possa prosperare e realizzare il proprio potenziale. Il mondo deve tornare ad accendere i riflettori sull’Afghanistan che oggi vive una carestia senza precedenti nella totale indifferenza globale”.

Ma nell’Afghanistan chiuso tra le montagne, si vive la più grande crisi umanitaria del mondo. Nell’indifferenza generale, come sempre.

Secondo i dati dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, più di 18 milioni di afghani non sono in grado di nutrirsi ogni giorno. Questo numero è destinato a salire a quasi 23 milioni.

A causa della fame donne e bambini stanno diventano la merce di scambio per il cibo. E una ricerca condotta proprio dall’Unicef punta il dito contro il fenomeno delle spose bambine, in netto aumento.

Tra i casi peggiori che arrivano dalle cronache locali c’è la vendita di una bambina di 6 anni e di un piccolo di 18 mesi, dati via rispettivamente per 3.350 dollari e 2.800 dollari. In un altro rapporto, una bimba di 9 anni è stata comprata per circa 2.200 dollari sotto forma di pecore, terra e contanti.

L’Onu è esplicita su quanto sta avvenendo: “i divieti talebani che impediscono alle donne di svolgere la maggior parte dei lavori retribuiti hanno colpito proprio le famiglie dove le donne erano le colonne portanti. Anche nelle aree in cui le donne possono ancora lavorare, come l’istruzione e l’assistenza sanitaria, potrebbero non essere in grado di soddisfare i requisiti talebani e sono costrette a compiere tali gesti”.

by The Advocacy Project

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